Sempione

L’area che gravita intorno a via Macchiavelli, la strada vissuta e abitata da Vincenzo Agnetti lungo l’arco di un’intera vita, deve il proprio disegno e la sua immutata natura di quartiere alto borghese a uno degli episodi più significativi della storia della città di Milano: l’attuazione del primo piano urbanistico cittadino, firmato dall’ingegnere comunale Cesare Beruto nella versione definitiva del 1889. Un intervento che porta Milano alle soglie della modernità e che vede il tessuto cittadino arricchirsi via via di eccellenze fondamentali per la comprensione della città che oggi conosciamo: la costruzione di Corso Sempione e dell’omonimo parco (1890-1906) ma anche la costruzione dei primi padiglioni della Fiera Campionaria, inaugurati negli anni Venti e poi demoliti per lasciare posto al quartiere oggi noto come “City Life”.

Milano, però, non è Parigi e nemmeno Vienna: al grazioso disegno dei nuovi isolati berutiani si accompagna la necessità di un profondo rinnovamento delle infrastrutture ferroviarie che innervano la città, ormai ampliamente popolata da insediamenti industriali. Già nel 1912, dunque, viene approvato un nuovo piano regolatore, redatto dagli ingegneri Angelo Pavia e Giovanni Masera. Per l’area di via Macchiavelli l’intervento comporta la realizzazione di una manica ferroviaria proveniente dallo scalo di smistamento Milano-Porta Sempione (sorto a partire dal 1883 lungo la linea Milano-Mortara, tra le stazioni di Centrale e Porta Genova) e diretta verso l’attuale stazione di Milano Cadorna. Nonostante la demolizione, negli anni Trenta, dello scalo stesso, la profonda cesura generata dai binari scavati in trincea, a una quota inferiore rispetto al piano del suolo permane, sancisce anche un netto distacco tra la realtà della via Macchiavelli e l’elegante quartiere che si va costruendo intorno a via Canova. Due zone traguardabili a occhio nudo, ma profondamente separate da questa ferita inferta al tessuto urbano, che hanno segnato profondamente anche la realtà in cui si cala Agnetti: dalle finestre del suo studio, oltre la ferrovia, si gode la vista sul retro di alcuni degli edifici più interessanti nel panorama del dibattito degli anni Cinquanta sulla sinestesia delle arti, in cui cioè arte e architettura cercano dialogo e connubio: i condomini di via Canova 7/a (1958-1960), in cui l’architetto Giandomenico Belotti e il suo team inseriscono organicamente, dentro i getti di cemento armato, calchi in plastica firmati da Arnaldo e Gio Pomodoro; e l’edificio di via Canova 15 (1951-1953), in cui Bianchi, Magni e Paccagnini coinvolgono il pittore Roberto Crippa, che realizza un mosaico decorativo concepito come elemento del paesaggio urbano perché proiettato in facciata.

Intorno all’asse di corso Sempione, intanto, sono sorte o stanno sorgendo alcune delle architetture che caratterizzano l’area come un vero e proprio laboratorio della modernità milanese: la casa di Gio Ponti in via Randaccio (1924-1926), che quasi certamente Agnetti frequenta grazie all’amicizia con il direttore di “Domus”; la casa Rustici di Terragni (1933-1936), riconosciuto modello del Razionalismo milanese; il centro di produzione RAI (1939) disegnato, di nuovo da Ponti, al civico 27 del corso; fino al Grattacielo INA di Piero Bottoni (1953-1958), concepito come uno dei più convincenti prototipi alternativi alla logica insediativa del blocco a corte.

Tutte opere tra le più rappresentative della zona nel periodo in cui vi abitò Agnetti, insieme a quelle già segnalate per l’area Sempione.

Casa in via Randaccio (1924-1926)
viale Randaccio, 9
Progetto: Gio Ponti, Emilio Lancia

Casa Rustici (1933-1936)
corso Sempione, 36
Progetto: Giuseppe Terragni, Pietro Lingeri

Centro di produzione RAI (1939)
corso Sempione, 27
Progetto: Gio Ponti, Nino Bertolaia

Condominio in via Canova 15 (1951-1953)
via Canova, 15
Progetto: Camillo Magni; Ernesto B. Bianchi; Carlo Paccagnini

Condominio in via Canova 7/a (1958-1960)
via Canova, 7/a
Progetto: Giandomenico Belotti, Achille Boraschi, Sergio Invernizzi, Vittorio Korach

Grattacielo INA (1958-1963)
corso Sempione, 36
Progetto: Piero Bottoni

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